Professionisti e web, l’arte di farsi trovare

Nell’ articolo, uscito su Il Sole 24 Ore di lunedì 11 febbraio 2019, sono chiariti trucchi e tecniche per posizionarsi correttamente sul web e attivare la corretta indicizzazione per i motori di ricerca, allo scopo di intercettare tanto la domanda latente quanto quellla inconsapevole che è potenzialmente interessata ai servizi legali offerti.

pagina a cura di Paola Parigi

Su internet oramai si eseguono ricerche continue su qualunque argomento. Google è il primo motore con circa 5 miliardi di ricerche al giorno, per il 63,4% digitate da un dispositivo mobile. Si cercano informazioni per confrontare offerte sulla base di prezzo, recensioni e prossimità territoriale, prima dell’acquisto di beni o servizi. Si cercano anche notizie e approfondimenti per saziare la propria curiosità o risolvere un problema.

La visibilità online. Informazioni facili da reperire e aggiornateper intercettare i clienti che cercano risposte e contatti su internetProfessionisti e web, l’arte di farsi trovareSu internet oramai si eseguono ricerche continue su qualunque argomento. Google è il primo motore con circa 5 miliardi di ricerche al giorno, per il 63,4% digitate da un dispositivo mobile. 
Si cercano informazioni per confrontare offerte sulla base di prezzo, recensioni e prossimità territoriale, prima dell’acquisto di beni o servizi. Si cercano anche notizie e approfondimenti per saziare la propria curiosità o risolvere un problema.
Alcune di queste ricerche potrebbero trovare risposte nei contenuti che un professionista può rendere disponibili su internet. L’interesse generato dalle cose scritte potrebbe trasformare l’utente in cliente almeno in alcuni casi.
Due tipi di domande 
Le persone interessanti per un professionista appartengono a due categorie: nella prima stanno quelli che digitano il nome del professionista o il tipo di professionista di cui hanno bisogno e vogliono trovare maggiori informazioni sull’esperienza, la reputazione, il luogo di lavoro, i recapiti, le tariffe e altro ancora (la “domanda consapevole”); nella seconda quelli che hanno bisogno di informarsi su un tema che sta loro a cuore e casualmente intercettano i professionisti in qualità di autori dei contenuti pubblicati sul web (la “domanda latente”).
La parola “domanda” è intesa nel senso opposto di “offerta” e l’incontro tra le due è quello che normalmente definiamo mercato. Il bene scambiato in questo mercato è il mandato professionale. Questo però, a differenza del normale prodotto, consiste in un rapporto di natura fiduciaria anche se sempre più spesso i servizi offerti dagli studi professionali sono considerati fungibili da parte dei clienti.
Non sono fungibili però le consulenze su questioni complesse e in questi casi la ricerca su internet ha il potere di fornire (o meno), conferme della reputazione, credibilità e competenza del professionista che viene “trovato” per vie secondarie, inseguendo, ad esempio, contenuti riferibili all’argomento oggetto della ricerca.
È quindi parecchio più facile fornire risposta adeguata alla “domanda consapevole”: è importante che le informazioni sul professionista siano facilmente reperibili negli snippet (anteprime) delle pagine e che non siano contraddittorie (ad esempio recapiti differenti), che consentano facilmente di entrare in contatto e che rassicurino dal punto di vista della competenza e affidabilità.
Se un utente cercasse ad esempio un avvocato divorzista nella propria città, sarebbe rassicurato dal trovare tra i primi risultati un sito istituzionale del legale, chiaro e semplice, con informazioni sull’attività, una foto sorridente accanto all’indirizzo e-mail e magari, oltre a questo risultato, anche un paio di articoli dello stesso avvocato pubblicati su un sito specializzato.
Se fosse una banca a cercare informazioni su uno specialista di cui ha avuto il nome da un advisor finanziario, sarebbe rassicurato nel trovare la sua pagina personale sul sito dello studio del quale è socio, con titoli e link a pubblicazioni e profilo LinkedIn nel quale spiccano numerose connessioni con comuni conoscenze, post e articoli pertinenti alla sua specializzazione.
Check periodico
Ripetere la ricerca sul proprio nome, di tanto in tanto, aiuta a verificare che tutti i risultati portino all’essenziale: recapiti aggiornati, fotografie di buona qualità e curricula recenti.
Il modo migliore per rispondere a queste ricerche con dati coerenti è dunque quello di avere un sito personale o una pagina personale sul sito dello studio, un corrispondente profilo LinkedIn aggiornato e un profilo Google My business.
Oltre alla pianificazione di uscite regolari di post e articoli per il costante aggiornamento di questi contenitori, occorre dotarsi di alcune competenze tecniche, ovvero conoscere qualche trucco del mestiere. La quantità di link e tag, la lunghezza dei contenuti, la scelta di titoli e la loro formattazione, come l’apposizione di riferimenti al nome del professionista e alle parole chiave utilizzate più frequentemente per le ricerche ne faciliteranno il reperimento.
La quantità di contenuti coerenti e correttamente indicizzati, peraltro, fornirà indirettamente la risposta giusta anche alla “domanda latente”, fornendo risultati che evidenziano il professionista anche a tutti coloro che cercano informazioni sui suoi temi elettivi.


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Intervista a Ius Law Web Radioby Paola Parigi
Convegno Bari 19 ottobre 2017

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