Rileggersi dopo 17 anni… la mia prima relazione in tema di «Sito dello studio legale»

Grazie all’amico Antonino Attanasio che l’ha recuperata dai meandri della rete dove era pubblicata sul sito Diritto.it, curato da Francesco Brugaletta  ho potuto rileggere e pubblico anche qui la mia prima relazione in tema di sito dello studio legale che tenni a Ravenna durante un convegno da me organizzato con AIGA nel 2000. Cinque mesi dopo, grazie alle relazioni nate in quel contesto, mi trasferivo a Milano per diventare il primo business development manager di uno studio legale italiano, per la precisione, per la branch italiana dello studio legale che all’epoca era il più grande del mondo. A parte farmi sentire un po’ una veterana, devo ammettere che è stato piacevole rileggermi e constatare che ero, effettivaemente, un bel po’ avanti rispetto al contesto e all’epoca, soprattutto in considerazione del fatto che non  avevo mai fatto esperienze professionali fuori dalla mia città natale.

Questa relazione e quel convegno, sono per me… «there, where it all begun»

 

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I Convegno A.I.G.A. Ravenna
Albergo Cappello
14/15 aprile 2000

Paola Parigi – avvocato

“Uno sguardo sulla rete, gli studi legali on line”

Abstract:
L’avvento delle IT modifica lo scenario complessivo del business e della comunicazione.
La professione forense in questo scenario non può mancare l’appuntamento con un rinnovamento delle risorse, delle attività e della propria formula di visibilità. In un mondo sempre meno regolato e regolabile ci sarà sempre più bisogno dell’interpretazione di un giurista per la tutela dei diritti di tutti i cittadini e per un più efficiente servizio di consulenza alle imprese. Gli studi legali italiani aprono pagine Web, nonostante le difficoltà a tutt’oggi presenti di conciliare queste nuove forme di lavoro con il codice deontologico.

Parte I

Sarebbe limitativo considerare Internet e più in generale le Information Technologies semplicemente come uno strumento di lavoro. La Rete e le reti di connessione tra i computer che abbattono le distanze planetarie e globalizzano il sistema di comunicazioni e di business vanno intese come un vero e proprio ambiente.

L’opportunità offerta da quella che viene definita, a ragione, una rivoluzione epocale, per chiunque abbia la capacità di coglierla, è di partecipare alla costruzione di un “mondo” nuovo, con nuove caratteristiche di comportamento, nuovi linguaggi comunicativi e quindi con nuove regole.

Le persone che vivono questo ambiente, che lo compongono e via via lo creano, costituiscono una vera e propria comunità.

L’appartenenza a questa comunità è e sarà sempre più regolata dalla possibilità concreta di accedervi, dalla possibilità di usare gli strumenti tecnologici necessari, di utilizzare il linguaggio, di interagire completamente.

Questa opportunità contiene in sé, a mio parere, una responsabilità che pesa tutta in capo agli abitanti di questo mondo nuovo, chiamati alla individuazione, alla costruzione e, giorno dopo giorno, alla conservazione di nuovi modelli etici.

L’uso di Internet e dei network che lo compongono, per l’avvocato del terzo millennio, è e diviene sempre più un passaggio obbligato. La ricerca giuridica, la comunicazione con i colleghi ed i clienti ed in un futuro ci auguriamo non troppo lontano, con i tribunali e nelle corti virtuali, sono attività che l’uso della Rete potrà rendere più veloci ed efficaci, migliorando la qualità delle prestazioni e, perché no, della vita stessa del professionista.

Internet modifica la struttura della trasmissione di informazioni, del mondo degli affari, del commercio, mostra problemi giuridici del tutto nuovi, dalle caratteristiche assolutamente inedite, per citare le più ovvie: la globalizzazione e la multilocalizzazione degli utenti, quindi apre una nuova frontiera del diritto, per il cui attraversamento, il lavoro interpretativo del giurista e la flessibilità, anche creativa, dell’avvocato, saranno essenziali.

Come fronteggiare infatti i problemi di giurisdizione e legge applicabile nell’e-commerce, ad esempio, i problemi di privacy e tutela della proprietà intellettuale e industriale, la continua comparsa di nuovi reati informatici e cibernetici.

L’avvocato dovrà conoscere questo mondo, viverci, farlo suo e il suo apporto sarà determinante, nella difesa del consumatore, del lavoratore, dell’imprenditore e se fa il penalista, anche di colui che commette reati!

Se questo mondo dovrà essere conosciuto con precisione dall’avvocato, il quale affiancherà alla propria formazione “tradizionale” del diritto interno, quella transnazionale oltre a conoscenze informatiche e linguistiche, questo mondo dovrà conoscere il nuovo avvocato.

E’ impensabile che la visibilità del professionista forense possa, già da oggi, ma sempre più nel prossimo futuro, limitarsi ad utilizzare gli strumenti consueti, ancorati a rigide strutture sociali e ad un rapporto professionista-cliente che sempre più necessita di rinnovarsi.

Il nuovo modello di visibilità non implica necessariamente che l’avvocato debba svilire la propria professionalità travalicando il confine verso una forma subdola di pubblicità, tutt’altro.

Lo spirito della Rete è quello del transito delle informazioni, ad una velocità che, per le sue caratteristiche, modificherà la nostra stessa percezione del tempo, ampliando enormemente il concetto di presente, da linea sottile che divide il passato dal futuro, in ambiente spazio-tempo ampio che abbraccia simultaneamente un cerchio dal raggio di molte migliaia di chilometri.

Se le comunicazioni, qualunque sia il loro contenuto, viaggeranno, come viaggiano, ad una velocità sempre più vicina a quella della luce, è assolutamente comprensibile, per non dire ovvio, che tutto quello che non è on line, mentre questi scambi avvengono, è come se non esistesse.

L’avvocato è per sua natura, portatore di un ruolo di difesa del singolo individuo, a maggior ragione dovrà esserlo nel mondo globalizzato. Per meritarsi quel ruolo e per assolverlo nel pieno rispetto del principio di responsabilità etica, di cui ho parlato in precedenza, dovrà utilizzare proprio quelle caratteristiche che “tradizionalmente” gli sono proprie, facendo appello a quei valori che da sempre animano o dovrebbero animare la professione forense.

L’Home page del sito legale non sarà altro che la targa d’ottone di questo presente/futuro apposta fuori di uno studio, impalpabile ma non meno vero di quello rassicurante ed autorevole del passato. Il sito dovrà accogliere il cliente e il collega con un servizio di segreteria efficiente, che consenta facili appuntamenti, comunicazioni cordiali e misurate, una accogliente sala d’attesa ben arredata, in cui aspettare sfogliando riviste consone all’ambiente.Il sito/studio avrà una biblioteca in cui faranno bella mostra di sé i manuali, le collane e i repertori, in cui saranno appesi i titoli accademici e i riconoscimenti dei titolari dello studio. Nelle stanze lavoreranno i collaboratori, alle pareti ci saranno quadri, sui tavoli le foto.

Ne più e né meno che quel che accade negli studi in cui lavoriamo, con la differenza che potrebbero essere forniti servizi interattivi fruibili dal collega e/o dal cliente direttamente dal proprio desktop.

Una cosa poi è concepire una nuova forma di visibilità dello studio e un’altra è costruire uno studio interamente realizzato nella intangibile materia della virtualità.

Così come già accade nel mondo degli affari, lo studio legale potrà essere uno studio assolutamente tradizionale, costituito dagli elementi che gli sono propri da sempre ed avere anche quella nuova targa d’ottone e quegli arredi che dicevo, oppure essere interamente realizzato, per forma e sostanza, di materia virtuale.

La cosa è comune nel mondo del business, tutti abbiamo sentito parlare di new economy, la icastica definizione si oppone intuitivamente al modello di “old” economy…

Tutti sappiamo che il mondo delle imprese commerciali conosce oggi modelli nuovi: la traditional company presente anche nel World Wide Web e la virtual company.

Esempio ideale per rappresentarle: le due grandissime librerie, l’una reale, Waterstone’s che ha ora una versione on line e l’altra assolutamente virtuale, la famosissima Amazon.com.

Lo stesso succederà con gli studi legali, individuali, famigliari, associati o d’affari che siano, essi potranno avere un omologo on line, oppure non esistere nella realtà, se non come sistema virtuale di connessioni telematiche tra professionisti non coevi per così dire, ma uniti dalla comunità di intenti che sta alla base di ogni associazione professionale.

Naturalmente la scelta della struttura dello studio si muove sul diverso terreno delle opzioni culturali, delle specifiche specializzazioni e, soprattutto, della tipologia della clientela.

L’essere on line sarà un necessario denominatore comune, non una condizione preclusiva di una o dell’altra di queste tipologie, che, come ho detto, rispondono ad altre esigenze di modernizzazione imposte dal mercato che cambia.

Insomma, pagina Web o no non è una vera opzione, quella pagina o questa pagina Web, si.
E, ancora una volta saranno i clienti a scegliere.

A questo punto tocchiamo il dolente tasto della consonanza del sito Internet dello studio legale alle regole di deontologia forense.

La a-regolamentazione della comunicazione su Internet favorisce naturalmente l’insorgere di problemi legati a questa scottante tematica che sta suscitando interesse e dibattito tra noi tutti.

Quanto sappiamo e abbiamo sentito sulle norme imposte dal codice deontologico, la cui apertura con l’abbattimento di alcuni ostacoli oramai anacronistici alla pubblicità dello studio legale, è stata, a mio avviso opportuna, ma lascia spazio a questioni non ancora risolte.

Quello che è lecito è altrettanto noto. Il sito Internet non deve contenere elementi che  ne snaturino il contenuto, deve mantenere alto il profilo e lo stile comunicativo senza costituire una occasione per comparazioni indebite con altri professionisti, né indurre false aspettative nella potenziale clientela.

Il grande scoglio, al momento, è e resta quello della configurabilità in entrambe le ipotesi che ventilavo, di studio legale, reale-virtuale o solo virtuale, dell’introduzione di nuovi servizi e rami di attività che sfruttino le caratteristiche di interattività di Internet.

In buona sostanza è lecito e, ancor prima giusto, offrire gratis o dietro compenso, consulenza legale on line’

Tutti probabilmente abbiamo letto le opinioni dei colleghi e dei giuristi su questo tema, tutti assistiamo, più o meno inermi, al dibattito sulla stampa (anche qui, cartacea e cibernetica), centrato sul ruolo che l’Ordine Professionale dovrebbe ricoprire (o non ricoprire) nel futuro, che, ripeto, è già presente.

La consulenza on line è procacciamento di clientela o no’ Non tutti forse, ancora, ci siamo formati una opinione in proposito.

La mia personalissima è quella che diventerà sempre più difficile, oggettivamente, impedire che forme di consulenza on line prendano piede e soprattutto che il rapporto legale-collega e legale-cliente non utilizzi lo strumento dello scambio interattivo.

Quando una realtà si impone l’unico modo per fronteggiarla, è prenderne atto, fornendo agli operatori strumenti, innanzitutto culturali, per muoversi senza restarne schiacciati.

L’ignoranza è da sempre il peggiore dei mali della società e una nuova caccia alle streghe potrebbe scatenarsi nei confronti di chi semplicemente prima di altri, si è adattato alla novità del mondo che cambia.

Per non giungere al paradosso (al quale, in parte, già assistiamo), per cui quel che l’avvocato non può fare viene fatto da chi avvocato non è; per non lasciare che “l’esperto consiglia”, quando l’esperto è il “chiunque” che oggi più che mai si nasconde dietro il monitor, divenga il modello di diffusione del sapere giuridico, per conservare, modernizzandolo, quell’imprescindibile intuitu personae che da sempre caratterizza il nostro rapporto con il cliente, per consentire che la consulenza sia professionale, supportata dalla formazione, dalla forma mentis e dalla esperienza legale; per tutelare fino in fondo la fiducia del potenziale cliente e l’affidabilità delle informazioni che riceve, il ruolo dei singoli avvocati, in quanto tali e in quanto iscritti ad un Albo e membri di un Ordine, non potrà essere passivo o di boicottaggio di queste forme di trasmissione del sapere, ma sempre più posto a tutela, a garanzia e perché no a sigillo, a certificazione della qualità delle informazioni diffuse e della qualità e professionalità della loro provenienza.

Parte II

Nella seconda parte della mia relazione mostrerò alcuni siti di studi legali. Per comodità ho scelto di mostrare le Home Pages ed alcune pagine interne evitando la navigazione in diretta. Durante la eventuale consultazione on line di questa relazione sarà invece possibile visualizzare le pagine cliccando sull’indirizzo, attivando cioè un collegamento ipertestuale.

Ho cercato di mettere in luce, iniziando con pochissimi esempi statunitensi e canadesi e venendo poi alla esperienza dei colleghi italiani, come la modalità on linecostituisca un denominatore comune di studi molto diversi tra loro, per tipologia, struttura e specializzazione: dalle Law Firms di rilevanza mondiale, agli studi d’affari italiani, agli studi con siti ibridati tra la rivista ed il portale, agli studi tradizionali che hanno una versione Html, a studi sempre più vituali ed infine agli studi di grande interattività telematica.

Naturalmente gli Stati Uniti, ove il concetto di pubblicità dell’avvocato e i principi su cui si fonda la stessa attività del professionista sono diversi, aperti a metodi più commerciali, i siti degli studi legali sono numerosissimi e le tipologie variegate.

Vigono anche negli USA restrizioni che impediscono la pubblicità comparativa o l’autocelebrazione. Il vero problema laggiù è quindi quello di costruire un sito riconoscibile e soprattutto facilmente individuabile sul Web, per questo funzionano siti di compagnie come la Martindale: http://www.martindale.com che forniscono supporto alla creazione di Home Pages legali e un motore di ricerca per siti di studi legali.

Nella pagina che introduce alla creazione della pagina Erb la prima domanda rivolta all’avvocato-cliente è se intende costruire una pagina per una grande Law Firm o per uno studio ridotto.

http://www.gcwf.com E’ il sito di un grande studio californiano “Gray Cary Ware Freidenrich. Tra le informazioni offerte dallo studio, la struttura dello studio stesso e i clienti più rappresentativi, indicati con il proprio nome a differenza di quanto avviene in Europa, come vedremo dopo e in Italia, dove la menzione è espressamente vietata dal codice deontologico.

http://www.dunn.com Questa la pagina Web dello studio Szibbo-Dunn di Vancouver. I due associati sono tra i più “anziani” esperti in materia di proprietà intellettuale e industriale, materie per le quali hanno rapporti di consulenza con i governi canadese e americano. Il loro sito presenta la raccolta delle pubblicazioni e delle relazioni tenute in convegni e conferenze, consultabili e scaricabili alle condizioni contenute nei disclaimer.

Veniamo ora ad una delle maggiori Law Firm del mondo: Baker & Mc.Kenzie http://www.bakernet.com che ha uffici anche in Italia.  La pagina, sobria ed accattivante, reca come headline il riconoscimento ottenuto dallo studio nel 1999 come “Best global Law Firm” dal Lawyer Awards.

Lo studio ha impostato i suoi rapporti con la clientela alla massima interattività, creando “Bakernet” un sistema di comunicazioni in rete che collega gli uffici in tutto il mondo ed a cui possono accedere anche i clienti, per avere una comunicazione previlegiata. La pagina identifica i migliori sistemi per contattare lo studio e consultare gli avvocati, offrendo anche un servizio di installazione e assistenza hardware e software.

Lo studio Grimaldi Clifford e Chance, altro importantissimo studio d’affari internazionale http://www.icclaw.com con uffici in tutto il mondo e sedi anche in Italia.

Il sito è autonomo rispetto a quello della casa madre che è raggiungibile con un link.

http://www.cliffordchance.com un perfetto esempio di “targa d’ottone” virtuale, da cui si accede al sito e, dopo aver scelto una delle tante lingue disponibili, si può usufruire dei servizi dello studio e contattarne i membri.

Grande studio d’affari con casa madre italiana lo studio Carnelutti di Milano http://www.carnelutti.com dove è visibile la bella immagine del palazzo in cui hanno sede gli uffici. Tra le altre cose sul sito è disponibile un modulo per inviare una richiesta di assunzione, dopo averlo riempito, semplicemente cliccando su “send”.

Lo studio Sutti http://www.sutti.it con sedi in Italia, a Londra e a Tokio. Questo sito ha una versione “dot com” sostanzialmente identica.

Tra le altre cose, lo studio offre ai suoi clienti un servizio per video conferenze desktop-to-desktop con linea ISDN, consente cioè ai propri clienti di avere un contatto video-audio diretto con lo studio attraverso Internet.

Un esempio di “ibrido” la pagina dello Studio Celentano http://www.studiocelentano.it che porta il nome di uno studio, ma di fatto si propone come rivista giuridica e motore di ricerca per studi legali affiliati al sito.

Un altro sito che non è propriamente di presentazione di uno studio, ma offre la possibilità di individuare gli studi legali affiliati selezionandoli per rami di attività o per nome è http://www.studilegali.it Il sito consente la ricerca anche di altri professionisti come commercialisti, medici legali ecc.

Di non solo legali anche il sito Bosetti & Gatti di Brescia http://www.bosettiegatti.ituna s.r.l. specializzata nella consulenza agli enti locali in materia di urbanistica, edilizia e appalti per oo.pp. Offre anche un servizio utilissimo di aggiornamento sui piani regolatori dei vari comuni della provincia di Brescia.

Il sito degli avvocati Gulotta, Varischi e Pino di Milano http://www.gulottavarischlex.it con una grafica sobria ma d’effetto, contiene indicazioni utili nelle aree di specializzazione, il diritto penale e la relativa procedura. Curiosa la pagina intitolata “lo studio in quanto ambiente” in cui è mostrata una parte della collezione di quadri di proprietà del fondatore dello studio il Prof. Carmelo Gulotta.

http://www.studiodieci.it Lo studio legale Dieci di Arezzo. La pagina “chi siamo” presenta i membri dello studio, compreso lo staff amministrativo e informatico. Curiosa la rubrica “spigolature di diritto informatico” curata dall’avv. Giovanni Sinatti.

Continuo l’excursus con http://www.studiolegale.it , ovvero lo studio associato Bruschi Ciaramella e Ciurcina di Torino. La Home Page è molto sobria e contiene delle animazioni. Da notare che tutti i membri dello studio sono molto giovani, per la precisione, il più anziano ha esattamente la mia età!

Proseguo con una serie di studi legali di tipo “tradizionale” che hanno optato per avere anche una visibilità on line e offrono chi piùchi meno servizi interattivi.

Lo studio dell’avv. Alessandro Graziani di Roma che ha una english version per la U. E., http://www.studiograziani.com La pagina dell’avv. Sirotti Gaudenzi di Cesena, accessibile anche dalla rivista notiziario giuridico di cui è direttore http://www.notiziariogiuridico.it

Gli studi Tonucci http://www.tonucci.it, Tamburrini & Savi http://www.tamburrinisavi.it, Ubertazzi, tutti di Milano http://www.ubertazzi.it e Panzeri Spreafico di Lecco http://www.panzeri-spreafico.it accompagnato da un brano jazz.

Il sito dell’avv. Giorgio Rognetta di Reggio Calabria, http://utenti.tripod.it/lex1/index.htm instancabile navigatore fondatore di molti siti giuridici, tra i quali Zaleuco, tutti i siti sono raggiungibili dalla Home Page per mezzo di links.

Lo studio legale dell’avv. Tiziano Solignani di Vignola in provincia di Modena http://www.solignani.it ha anche questo la doppia veste di sito informativo e Home Page dello studio legale. L’avv. Solignani è considerato un veterano, avendo fondato nel 1995 il sito “Jura” il primo sito giuridico italiano, cessato nel 1997 e reso famoso dalle conferenze (mailing list) che di recente, sono rinate nel “salotto” dello studio Solignani, ovvero la mailing list per ricevere informazioni e partecipare a gruppi di discussione.

Il sito dell’avv. Sugamele http://www.sugamele.it accoglie con il sottofondo della bellissima romanza in fa maggiore di L.V Behethoven.

Lo studio Tidona di Milano http://www.tidona.com In questo sito i casi più rappresentativi sono indicati per oggetto della controversia ed estremi delle sentenze, un modo più discreto, oltre che assolutamente lecito, di quello che abbiamo visto utilizzato in U.S.A.

Lo studio degli avvocati Tamos, Piana e Mullace http://www.avvocatinteam.com è molto interessante. Gli stessi avvocati raccontano nel sito la filosofia che ha ispirato la struttura definita “modulare” o “cellulare” che non ricade né nel modello della Firmanglosassone, né in quello dello studio legale tradizionale.

Lo studio di fatto consentendo una comunicazione costante tra i soci anche lontani fra loro, costituisce un primo esempio di “studio virtuale” il cui punto centrale è la creazione del network. Nelle parole dei fondatori: “L’aspetto innovativo è quello di poter realmente lavorare su singoli casi in modo congiunto ed interdisciplinae. Il modello è quello di una struttura cellulare in cui ciascuna cellula, come nel tessuto nervoso, è strettamente connessa con le altre, attraverso legami personali e culturali, ma anche attraverso l’impiego di mezzi informatici, sull’esempio del “telelavoro”. Ciò consente in ogni momento di poter lavorare contemporaneamente, anche da postazioni remote (quando le circostanze non impongono necessariamente la compresenza fisica nello stesso luogo dei professionisti) sulle stesse informazioni, assicurando quell’economia di scala e quel lavoro in parallelo che dovrebbe essere il punto di forza delle grandi Firm,ma che nella più parte dei casi difetta”.

Lo studio dell’avv. Carmelo Giurdanella di Catania http://www.giurdanella.it è un esempio direi avanzato, di interattività. Uso per comodità anche in questo caso le parole dello stesso fondatore dello studio:

“Lo studio legale Giurdanella ha attivato un sistema che consente ai clienti di accedere alle pratiche di studio on line. La nuova procedura consente di poter controllare lo stato di avanzamento delle pratiche in tempo reale e rende immediatamente accessibili atti, provvedimenti e comunicazioni.Per accedere a tale servizio è sufficiente digitare negli appositi spazi il codice cliente e la password, che hanno carattere strettamente riservato”.

Nella pagina è aperta una finestra di dialogo da cui è possibile accedere anche in via dimostrativa.

Abbiamo visto come oggi la pagina Web dello studio legale consista, almeno per la maggioranza, in una nuova forma di pubblicità, ora consentita dal codice deontologico. Superando definitivamente il problema della consulenza on line e sgombrando il campo dalle possiblità di abuso della fiducia degli utenti, lo studio legale sarà approcciabile sempre più secondo i protocolli interattivi forniti da Internet o dai diversi network.

Il lavoro sarà snellito, con possibilità di aumento potenziale della quantità di clientela.Sarà sempre più facile concepire forme associative che non implicano la coesistenza fisica degli avvocati, senza nulla togliere alle comunicazioni interne ed allo scambio di idee ed opinioni. Il lavoro in team diventerà più facile che in passato, molto più efficiente lo scambio di corrispondenza. Le riunioni si trasferiranno sul desktop con la videoconferenza.

Quanto alla interfaccia costituita dall’apparato giudiziario, segnalo la esperienza avanguardista del Tar Sicilia sezione Catania mostrandovi il sito www.digiesse.it sul quale è possibile visualizzare, tra le altre cose, il calendario delle udienze e, anche in questo caso con l’accesso limitato da una password, lo stato delle pratiche giacenti.

Concludo la mia relazione riportandovi una frase di Richard Susskind autore del famoso “The future of law” che per comodità traduco: “

Nel linguaggio del tecnologo, gli avvocati di oggi sono l’interfaccia tra i non avvocati e la legge. Se una persona vuole conoscere la sua situazione legale, normalmente dovrà consultare un consulente di diritto. Nel futuro, il sistema informativo legale diventerà un’interfaccia vitale, così come l’assistenza legale diventa una delle incontabili forme di informazioni disponibili nella information highway. La legge non resterà terreno esclusivo dei giuristi.

Ciò è pur vero chiaramente costituisce una minaccia per gli operatori del diritto. La mia opinione è che la legge non esiste per dare lavoro agli avvocati più di quanto non esistano le malattie per dare lavoro ai medici.”

 

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Intervista a Ius Law Web Radioby Paola Parigi
Convegno Bari 19 ottobre 2017

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